Il campione Mike Schultz e la sua protesi

Su Wired di marzo 2013 un articolo che parla di Mike Schultz, campione di sport estremi e creatore di una protesi fai da te.

 

La persona più importante della mia vita anni fa mi ha detto: "Non è una mano che fa un uomo" e suppongo che mi avrebbe detto la stessa cosa se il problema di nostro figlio fosse stato un braccio, una gamba o altro...

(fonte http://www.dailymail.co.uk/)

La collaborazione tra due tecnici, che abitano a oltre 10.000 miglia di distanza, ha portato alla realizzazione di una protesi meccanica per amputati di dita. Il progetto è disponibile gratuitamente su web.

(fonte: http://comingupshorthanded.com/about/)

Richard Van AS, del Sud Africa, e Ivan Owen, dello stato di Washington, USA, vivono a 10.000 miglia di distanza l'uno dall'altro, ma hanno un obiettivo comune: sviluppare e condividere una protesi per amputati di dita di tutto il mondo.


Era maggio del 2011 quando Richard perse 4 dita della mano destra. Quello stesso giorno decise che avrebbe realizzato una protesi meccanica che gli restituisse parte delle funzionalità che aveva perso. In molti cercarono di dissuaderlo, dicendo che la sfida era eccessiva per una persona, o per un piccolo gruppo di progettisti, ma questo non è servito a fermarlo.
A dicembre del 2011, dopo aver visto su You Tube il prototipo di una mano meccanica, Richard contattò Ivan con una mail, invitandolo a lavorare con lui al progetto. Da allora hanno armeggiato, riflettuto, e costruito prototipi.
Adesso, dopo decine di email, foto, skype session, progetti, e, addirittura, un incontro durato 4 giorni a novembre del 2012, hanno realizzato i primi due prototipi funzionanti!
Questo team di due persone determinate sta prendendo velocità. Con l'aiuto economico di persone che credono nella loro visione condivisa, la possibilità di far crescere il loro sogno diventa sempre più una realtà.

(fonte http://comingupshorthanded.com/how-robohand-works/)

Di Ivan Owen e Richard Van As

Gli strumenti che stiamo progettando sono puramente meccanici, con l'obiettivo di avere il miglior bilanciamento tra funzionalità e facilità di manutenzione e riparazione. Non ci sono componenti elettroniche, cavi, motori di alcun tipo.

Utilizzano cavi e pulegge, oppure leve e camme. La mano di Liam ne è un esempio.

Le dita della Robohand di Liam si flettono quando un cavo e' tirato. I 5 cavi corrono sulla parte superiore della mano, dal punto A al punto B; dove si ancorano all'avambraccio.

Quando Liam piega il polso verso il basso, la distanza tra i punti A e B cresce. Questo tira i cavi. Quando alza il polso, rilascia la tensione nei cavi, e le corde, che si trovano sopra le dita, ne provocano la distensione.

 

Il vantaggio di questo sistema è la semplicità. Non ci sono batterie. Non è necessario cambiare una costosa componente elettronica, se si guasta.

Una mano più grande può essere stampata con facilità, man mano che il bambino cresce.

 

Immagine tratta dal sito www.mirror.co.uk

Brendan Marrocco, 26 anni, che aveva perso tutti e 4 gli arti in Iraq...