Foto e testo tratti da: http://milano.corriere.it/

Prende una penna, la impugna con la mano destra e firma un autografo su un foglio bianco. Poi stringe una pallina, afferra un bicchiere di carta, svita un tappo da un barattolo e prende un po’ di crema. Gesti quotidiani, semplici, quasi banali, se non fosse che a compierli è Valter Visigalli, 48 anni, il primo uomo al mondo con una mano bionica. Abituato ad essere al centro dell’attenzione mediatica Visigalli, centralinista di Mulazzano (Lodi) , era stato protagonista nell’ottobre di tredici anni fa del primo trapianto di mano in Italia.

Ad operarlo, al San Gerardo di Monza, era stato il chirurgo Marco Lanzetta, che è ancora al suo fianco in questa nuova fase della vita. «Dopo 13 anni- spiega Visigalli- ad aprile ho avuto una prima crisi di rigetto, poi una molto più forte. A questo punto mi sono confrontato con il professor Lanzetta e abbiamo preso insieme la decisione di procedere all’amputazione dell’arto nel giugno scorso. E’ stato doloroso, ma sapevo già che era pronta per me una mano bionica».

La protesi high tech è frutto degli studi iniziati 5 anni fa alla Procosil di San Marino. E’ una protesi in titanio e fibra di carbonio che si fissa al moncone del braccio, ha dei sensori sui polpastrelli e ha un «guanto» in silicone del tutto simile per colore e forma alla mano sinistra di Visigalli. «Ho messo la protesi per la prima volta quindici giorni fa- spiega Visigalli- e la mia vita è cambiata di nuovo. Sto facendo fisioterapia tre volte alla settimana, ma mi dicono che ho già fatto passi da gigante. Ho ripreso il lavoro, posso guidare ed essere indipendente in tutto».

Se gli si chiede cosa rimpiange dell’altra mano è sincero: «La sensibilità non è la stessa, così come il tatto o le sensazioni di calore. La protesi si mette e si toglie mentre l’altra mano era parte di me. In compenso mi sono accorto che scrivo molto meglio con la protesi che con la mano trapiantata e non sono più dipendente dai farmaci anti rigetto». Per Marco Lanzetta, che ora dirige l’Istituto Italiano di Chirurgia della mano a Monza, la storia di Visigalli apre una nuova strada per le persone che subiscono amputazioni importanti. «Il trapianto di mano sarà sempre una via da percorrere nel caso della perdita di entrambi gli arti- spiega- ma queste protesi bioniche sono un’alternativa eccezionale per i pazienti non idonei al trapianto, troppo avanti con l’età. Sono protesi con cui arriveremo anche ad ottenere la sensibilità tattile artificiale».

Il fatto che per tredici anni Visigalli abbia avuto una mano trapiantata ha aiutato ad avere risultati rapidi con la protesi: «Il paziente aveva riacquisito a livello cerebrale la “memoria” della mano- spiega Lanzetta- e ha fatto lavorare per tredici anni i muscoli estensori e flessori dell’avambraccio dove ora sono posizionati i sensori della protesi. Per questo riesce a muovere con disinvoltura la mano. Altri pazienti che non hanno il trascorso di Visigalli potranno recuperare la memoria dell’arto perduto con un lavoro intenso di tre mesi utilizzando uno speciale guanto svedese che riesce a ricostruire la corteccia cerebrale perduta». Ora Visigalli continuerà gli esercizi di fisioterapia tre volte alla settimana e si allena quotidianamente con penna e foglio per avere una calligrafia sempre più curata: «Mi sembra- ride- di essere tornato sui banchi di scuola».